martedì 22 giugno 2010

Consumi giovanili

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anche quando oggi scaricano musica dai circuiti P2P, i giovani non fanno che perpetuare la loro dipendenza dall'industria dell'intrattenimento.

Oggi il disagio giovanile si esprime anche in modi autodistruttivi:
In una serata beve in media 4 bicchieri di cui 1,5 di breezer o aperitivo alcolico, 1,5 di birra e 1 di superalcolico; è questo l'identikit del ragazzo medio italiano tracciato dal Progetto "Il Pilota" realizzato nelle discoteche dall'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia. E le cose non vanno meglio per le ragazze che consumano 3 bicchieri in media, appena uno in meno dei coetanei, di cui 1,2 di breezer o aperitivo alcolico, 1,1 di birra e 0,7 di superalcolico.
Nel corso dell'Alcohol Prevention Day 2008 sono stati presentati i risultati dell'indagine che hanno esaminato i consumi dei giovani in una serata tipica; in media il 35,7% dei giovani dichiara di consumare 1-2 bicchieri; il 27,8% da 3 a 5 bicchieri e il 20% circa beve oltre 6 bicchieri in un'unica occasione, ubriacandosi.
Il fenomeno del bere a rischio presenta i suoi aspetti più preoccupanti nell'identificazione di una quota rilevante (pari al 67%) di giovani al di sotto dell'età legale che riceve e consuma in una serata tipica quantità significative di tutte le bevande alcoliche; la tipologia di consumo prevalente, la più frequente è quella di consumo superiore alle due unità (due drink), modalità seguita dal 25% dei ragazzi e da ben il 31% delle ragazze. Anche per i giovani di età superiore ai 15 anni la modalità di consumo prevalente in assoluto è il consumo di quantità superiori alle due unità, tipologia di consumo seguita dal 46,8% dei ragazzi e dal 30,6% delle ragazze.
Tutte le bevande alcoliche, come precisa il rapporto, giocano il loro ruolo nel determinare i consumi a rischio. E sono soprattutto i minori ad eccedere in breezer/cocktail alcolici e birra sia i ragazzi che le ragazze; tra queste ultime le consumatrici a rischio sono inaspettatamente più numerose che tra i coetanei.
Il picco di prevalenza dei consumatori a rischio si verifica tra i 19-24enni per poi diminuire oltre i 25 anni per entrambi i sessi; è nel corso dell'intero decennio 13-24 anni che si registrano parallelamente gli esiti fatali e non fatali conseguenti ai più elevati livelli di rischio alcol correlato per i giovani, come dimostrato dal fenomeno delle morti del fine settimana.
"Quantità non trascurabili" afferma Emanuele Scafato, Direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità, "in particolare se riferite agli adolescenti e assolutamente ingiustificabili riguardo ai minori, anche tenuto conto che i consumi al di sotto dei 15 anni dovrebbero essere pari a zero litri entro il 2010 quale obiettivo in cui si sono impegnati tutti gli Stati Membri del WHO".
"Obiettivo arduo da raggiungere considerato il fallimento parlamentare delle proposte di misure orientate alla tutela dei minori e che miravano ad impedire la vendita ai minori e ad innalzare l'età minima legale a 18 anni così come peraltro sollecitato dal Parlamento Europeo; misure che vedono in una resistenza culturale oltre che di valenza economica la vera causa del diniego di quanto sarebbe necessario per invertire una tendenza che invece è destinata ad incrementarsi".
Che cosa può convincere i giovani a non bere? "Un premio consistente" è la risposta che i ragazzi hanno dato agli esperti del progetto dell'ISS "Il Pilota".
Si fanno, oggi, numerose iniziative rivolte al "Guidatore Designato" per ridurre la mortalità tra i giovani, il pilota, il "sobrio espiatorio" predestinato al trasporto sicuro a casa di compagni alticci. "E' piuttosto scarsa la cultura italiana della valutazione dei programmi di prevenzione" commenta Scafato "e poche sono le esperienze che abbiano fornito, come ha fatto l'ISS, una validazione che ne attesti l'efficacia; ciò nonostante intorno al volante si affollano oggi tanti differenti tipologie di "piloti" che rischiano stoicamente di andare incontro ad un incidente a causa di un ubriaco un macchina". "Un braccialetto al polso non dona purtroppo l'immortalità" continua Scafato "e a nulla serve se anche chi sta con il pilota in macchina non ne segue l'esempio."
Infine, "coordinare e ottimizzare i finanziamenti, evitando duplicazioni armonizzando i modelli di intervento con quelli validi, dotati di provata efficacia è un requisito auspicato dall'OMS, dal Parlamento Europeo ma tenuto in povero conto dalle esperienze nazionali".Ma per risultare efficaci bisogna anche conoscere quali sono le motivazioni che potrebbero spingere un giovane a non bere. "Come ricercatori avevamo immaginato motivazioni piuttosto inconsuete ma i giovani ci hanno stupito. Quando, alla seconda edizione del Progetto "Il Pilota" abbiamo voluto chiedere ai ragazzi nelle discoteche "Cosa potrebbe spingerti a non bere per tutta la serata ?", le risposte fornite sono state le seguenti:
Un premio importante per chi rimane astemio 74%. Partecipare a un Programma Televisivo/Reality Show 70%. Il fatto di avere la responsabilità di portare a casa gli amici 58%. Le pressioni del partner/degli amici 44%. Il divieto di servire alcolici all'interno dei locali notturni 31%. Controlli della polizia 23%. Niente 18%. Una campagna pubblicitaria 14%. Altro/Non saprei 7%. Il Pilota si è trasformato in un Reality Show nel corso del 2007 e ha premiato i piloti in maniera tangibile: una macchina, una moto, una crociera. Il Pilota riparte a maggio.

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