venerdì 29 maggio 2009

La televisione "educativa"



La televisione degli anni '60 è molto diversa da quella odierna, anzitutto è meno invadente (ti lascia pranzare in pace: il primo tg delle 13.30 inizia nel 1968) i programmi si propongono ancora l'educazione del cittadino e i protagonisti nascono al di fuori di essa, non sono ancora "polli di allevamento".

Una trasmissione come Canzonissima vede per 6 puntate nel 1962 Dario Fo come conduttore (poi abbandona perché si vede rifiutato uno sketch sugli infortuni sul lavoro); i servizi giornalistici di approfondimento cercano di portare l'Italia alla civiltà illudendosi di traghettarla verso l'Europa con le riforme.

Alla domenica lo "sceneggiato televisivo" è la riduzione di opere letterarie che molti conoscono per la prima volta con la mediazione dei grandi attori teatrali che li interpretano; per il 1962 ricordiamo i Giacobini, un dramma teatrale scritto intorno al 1955 da Federico Zardi.

Gli interpreti: Carlotta Barilli, Warner Bentivegna, Mara Berni, Tino Bianchi, Valeria Ciangottini, Giancarlo Cobelli, Carlo Giuffrè, Sylva Koscina, Alberto Lupo, Sandro Merli, Davide Montemuri, Serge Reggiani, Vira Silenti, Franco Volpi, Lia Zoppelli, Otello Toso

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/I_Giacobini

Non siamo ancora alla società dello spettacolo, bensì allo spettacolo della società...



giovedì 28 maggio 2009

Prima della rivoluzione


Dopo il controverso esordio col pasoliniano "La commare secca" del 1962, Bernardo Bertolucci realizza con "Prima della rivoluzione" il suo primo vero film d'autore, raccontando una storia di ispirazione fortemente autobiografica in cui si incrociano passione e ideologia. Fabrizio, il protagonista ventenne del film, è figlio di un'agiata famiglia di Parma, ma rifiuta l'ambiente borghese da cui proviene . Nella sua nuova concezione della vita non c'è posto neppure per Clelia, una fidanzata che gli è stata quasi imposta dalla famiglia e che Fabrizio lascia. II suicidio dell'amico Agostino rende più profondo il disorientamento ideologico ed esistenziale di Fabrizio; solo Gina, giovanissima zia venuta a Parma da Milano per curarsi un esaurimento nervoso, comprende la crisi del ragazzo. Tra i due, anche se profondamente diversi per temperamento e concezione della vita, nasce una storia d'amore, interrotta bruscamente dal ritorno di Gina a Milano. Rimasto solo, Fabrizio cerca inutilmente di risolvere il proprio conflitto interiore con l'aiuto di Cesare, un maestro elementare che fino a quel momento era stato la sua guida ideologica. Quando Fabrizio si rende conto di essere incapace di sfuggire ad un destino borghese, si dichiara definitivamente sconfitto e rientra rassegnato nel proprio ambiente sociale sposando Clelia e rinunciando anche all'impegno politico. Bertolucci realizza con "Prima della rivoluzione" un film colto, ricco di echi e suggestioni letterarie, dalla "Certosa di Parma" di Stendhal, da cui il regista mutua i personaggi di Fabrizio, Gina e Clelia, alle liriche di Pasolini declamate dal protagonista in apertura; da Wilde a Proust, sino a Pavese, evocato nel personaggio di Cesare. È, inoltre, un film profondamente musicale sia nelle immagini che esaltano i paesaggi di Parma e dintorni, sia nell'uso della musica di Ennio Morricone, delle canzoni di Gino Paoli e del Macbeth di Verdi nel sottofinale. Se sul piano stilistico l' opera si nutre tanto del cinema di poesia pasoliniano quanto del realismo poetico francese, numerosi sono anche i riferimenti e le citazioni con cui il regista delinea il proprio orizzonte cinematografico, che comprende autori come Rossellini, Renoir e Hawks.

Fonte: http://www.italica.rai.it/cinema/film/rivoluzione.htm

Femminilità

Quello che negli anni '60 si era capito e che adesso si è dimenticato è che non esistono problemi individuali, nel senso che sono per la maggior parte riconducibili al contesto sociale e da esso indotti.
Per fare un esempio, alla fine del 1962 una inchiesta doxa "accerta" che il matrimonio costituisce la più importante aspirazione della vita per 82 donne italiane su 100, il che significa fissare una "norma" che automaticamente crea sensi di colpa o di inferiorità in chi non riesce a raggiungere questo obiettivo (a qualsiasi costo) o, più semplicemente, fa parte del restante 18% (che comunque è una percentuale abbastanza elevata).
Le esigenze economiche però richiedono che la donna partecipi al processo di "sviluppo" con la sua forza lavoro ed ecco che "casualmente" in Francia Simone de Beauvoir pubblica "Il secondo sesso" e a New York una giornalista e moglie di un pubblicitario (particolare non insignificante) di 41 anni e madre di tre figli Betty Friedan pubblichi "La mistica della femminilità" nella primavera del 1963.
In essa la Friedan lamenta la condizione di "mantenuta" della casalinga americana (solo quella WASP però) che non permette alla donna di realizzarsi pienamente.
Nel libro però c'è anche un dato rivelatore: a parità di mansioni, i salari della donna erano del 40% inferiori a quelli dell'uomo.
Cosa succederà infatti quando qualche decina d'anni dopo la massa delle donne diventerà consistente sul mercato del lavoro?
Semplice e noi posteri lo sappiamo: i salari dell'uomo si sono abbassati del 40% e più e così, dove prima bastava uno a mantenere la famiglia, adesso servono due persone e lavoro straordinario o in nero per pagare i servizi necessari a fare quello che prima faceva la "povera casalinga".

mercoledì 27 maggio 2009

La pop art



A un anno dalla scomparsa di Robert Rauschenberg, avvenuta il 12 maggio del 2008, la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a una delle più grandi forze creative dell'arte americana dagli anni '50 con la mostra Robert Rauschenberg: Gluts (30 maggio - 20 settembre, 2009) a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate. Con circa quaranta lavori, l'esposizione presenta un corpus di opere in metallo, poco conosciute dal grande pubblico, provenienti dal Rauschenberg Estate nonché da istituzioni e collezioni private americane e non solo. Incline al riciclo, Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986-89 e 1991-95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.

Sia la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York che la città di Venezia hanno avuto un ruolo significativo nella carriera di Rauschenberg, che ha stabilito con entrambe una relazione del tutto particolare.

Già nel 1961 il Museo Solomon R. Guggenheim espose le sue opere in due mostre. Poco più tardi, nel 1963, Lawrence Alloway, allora curatore del museo, organizzò la mostra Six Painters and the Object che comprendeva sei lavori dell'artista texano, e nel 1992 il Guggenheim Museum SoHo presentò Robert Rauschenberg: The Early 1950s, curata da Walter Hopps della Menil Collection di Houston, Texas. Infine nel triennio 1997-99 il Solomon R. Guggenheim sotto la direzione di Thomas Krens, allestì quella che, tutt'oggi, rimane la maggior retrospettiva dedicata alla sua carriera Robert Rauschenberg: A Retrospective, in ben tre sedi della città di New York. L'esposizione venne curata da Hopps e da Susan Davidson, co-curatrice della mostra oggi alla Collezione Peggy Guggenheim, e venne poi esposta a Houston, a Colonia e al Guggenheim Museum di Bilbao. Il catalogo che l'accompagnava è ormai considerato un volume di riferimento per l'opera dell'artista, e fu in quell'occasione che la Fondazione Guggenheim e il Guggenheim Museum di Bilbao acquistarono un'opera monumentale del primo Rauschenberg, Barge (1962-63), il suo più grande dipinto serigrafato. Nel 1964 Rauschenberg vince il Gran Premio di Pittura della 32° Biennale di Venezia, affermandosi così definitivamente a livello internazionale, e portando al centro della scena artistica, la rivalità tra New York e Parigi quali centri nevralgici delle arti visive. Aggiudicandosi il Gran Premio a soli trentotto anni pose fine a una lunga serie di premi assegnati ai maestri europei della generazione del periodo pre-bellico.

Alan Solomon, commissario del Padiglione Americano, portò a Venezia i suoi Combines più rappresentativi come Factum I e II (entrambi del 1957), Bed (1958), Canyon (1959), Winter Pool (1959), e Third Time Painting (1961). Nel 1975 Rauschenberg torna a Venezia per una mostra di un mese a Cà Pesaro, il Museo civico d'arte moderna, dove vengono presentate opere come Cardboards (1971-72), Early Egyptians (1973-74), Hoarfrosts (1974-75), Jammers (1975-76). Nel 1996 viene poi invitato a esporre tre gruppi di opere sull'Isola di San Lazzaro degli Armeni, inclusa una sua collaborazione con Darryl Pottorf (Quattro mani, 1996). Tredici anni dopo, Robert Rauschenberg: Gluts rappresenta la sua quarta mostra in città e il suo primo omaggio postumo.

Susan Davidson, Senior Curator for Collections & Exhibitions del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni '80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull'esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l'artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale. Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts. L'ispirazione nasce da una visita a Houston in occasione della mostra Robert Rauschenberg, Work from Four Series: A Sesquicentennial Exhibition, realizzata presso il Contemporary Arts Museum. A metà degli anni '80 l'economia del Texas si ritrova nel bel mezzo di una recessione dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero. Rauschenberg prende nota della devastazione economica della regione raccogliendo insegne di distributori di benzina, pezzi di automobili abbandonate e altri rifiuti industriali dannosi per l'ambiente. Al suo ritorno nello studio di Captiva, in Florida, Rauschenberg trasforma i detriti raccolti in altorilievi e sculture che ricordano i suoi primi Combines. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: "E' il momento dell'eccesso, l'avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine [.] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l'esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità". Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. "Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile."

L'esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in italiano e inglese, edito da Guggenheim Publications. Il volume include una rilettura del lavoro dell'artista come scultore, scritto dalla nota pittrice e autrice Mimi Thompson, un'introduzione di Susan Davidson, che prende in esame lo sviluppo stilistico dei Gluts, un saggio della coreografa Trisha Brown che racconta di come Rauschenberg la salvò quando, in Italia, le sue scene andarono perdute e poi trasformate nei Gluts napoletani, e infine una storia illustrata delle esposizioni.

La mostra gode del sostegno della Regione del Veneto e delle Intrapresae Collezione Guggenheim, ed è resa possibile grazie a Art Forum Würth Capena, Aperol, Hangar Design Group. Radio Italia e Corriere della Sera sono media partners dell'esposizione.



Robert Rauschenberg: Gluts
Fino al 20 settembre 2009
orario d'apertura: 10.00-18.00; chiuso il martedì
ingresso: euro 12; euro 10 senior oltre i 65 anni; euro 7 studenti; gratuito 0-10 anni
info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it
Ufficio stampa: tel. 041. 2405 404/415 -
press@guggenheim-venice.it

Immagine:Robert Rauschenberg, West-Ho Glut, 1986. Metallo assemblato 208,3 x 162,6 x 26,7 cm. Collezione Terrae Motus, Palazzo Reale, Caserta
© Estate of Robert Rauschenberg / licensed by VAGA, New York, NY / SIAE 2009

domenica 24 maggio 2009

Fine di un sogno



Muore, nel giugno del 1963, Papa Giovanni XXIII e in novembre il presidente J.F.Kennedy viene assassinato; con la loro scomparsa le speranze di un mondo migliore rimangono affidate ai testi dei Beatles, quelli di J.Lennon in particolare, che si affacciano alla ribalta internazionale.

In Italia, a dicembre, nasce il primo governo di centro sinistra con esponenti socialdemocratici, repubblicani e socialisti, mentre i liberali passano all'opposizione (premiati dall'elettorato).

Uno dei primi provvedimenti del governo è l'istituzione della Scuola Media Unica, che abolisce gli istituti di avviamento professionale e consente l'accesso a tutti gli indirizzi di scuole superiori , eccetto che per l'ammissione al ginnasio, per la quale è necessario seguire un corso di latino in terza media (in precedenza il latino era obbligatorio tutti e tre gli anni).
ordinamento scolastico nel 1961

La scuola superiore rimane sostanzialmente immutata; per gli accessi all’università vengono aboliti gli esami di ammissione, ma resa più stringente la canalizzazione: solo il ginnasio-liceo consentiva l’accesso a tutte le facoltà, seguito dal liceo scientifico al quale era preclusa la  facoltà di Lettere e filosofia e Giurisprudenza; gli istituti tecnici davano accessi coerenti con il corso di studi seguito.
La liberalizzazione degli accessi e un nuovo esame di maturità sarà approvato nel 1969 a seguito della contestazione studentesca.

venerdì 22 maggio 2009

Balere

Negli anni '60 gli incassi per il ballo superano quelli delle partite di calcio; si balla soprattutto in tre regioni: Piemonte, Lombardia ed Emilia dove ovviamente al liscio cominciano a sostituirsi nuove musiche.

Il ballo, specie nelle campagne, è il momento di incontro tipico tra giovani e, nel pomeriggio di sabato e domenica (matinée) non ci sono le mamme a vigilare sulle figlie.

Accanto alle orchestrine classiche, cominciano ad esibirsi i primi complessi, a titolo di esempio riportiamo qui un caso esemplare:

Guccini mosse i suoi primi passi nel mondo della musica non come cantautore, ma come cantante e scrittore di canzoni da balera.[27] Gli esordi artistici lo videro cantante e chitarrista nel gruppo di cui facevano parte Pier Farri (che divenne in seguito il suo produttore) e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84). Si chiamarono Hurricanes, poi Snakers ed infine i Gatti i quali, unitisi ai Giovani Leoni di Maurizio Vandelli, sfociarono nel 1964 nella ben più nota Equipe 84. Guccini rifiutò di entrarvi per continuare gli studi, tuttavia la sua evoluzione artistica iniziò proprio da qui: cominciò ad interessarsi al beat e compose canzoni come Auschwitz (che incise aggiungendovi il sottotitolo La canzone del bambino nel vento) e È dall'amore che nasce l'uomo, portate al successo dall'Equipe 84.


A un personaggio da balera è dedicata la sua "Il bello", incisa nell'album "Opera buffa" del 1973.

lunedì 18 maggio 2009

Opera aperta

Un appena trentenne Umberto Eco, nel 1962 pubblica il saggio Opera aperta che, con sorpresa dello stesso autore, ebbe notevole risonanza a livello internazionale e diede le basi teoriche al Gruppo 63, movimento d'avanguardia italiano, che aveva come intento una riformulazione dei criteri espressivi del romanzo.

Una delle novità del libro è la centralità della funzione del lettore nel fenomeno di interpretazione critica che fa sì che ogni interpretazione dia origine ad una nuova esecuzione dell'opera; il che significa che ogni espressione artistica, non solo la musica, prende vita e si trasforma ogni volta nelle mani del suo fruitore.

Un'altra fondamentale intuizione è l'apertura di ogni prodotto artistico agli influssi di altre discipline non considerando la poesia, la pittura, la musica territori recintati ma intercomunicanti e in aggiunta non ponendo distinzioni tra cultura alta e bassa (o popolare).

Il che fa sì che il critico si possa occupare con criteri metodologicamente avanzati anche di Mike Bongiorno (come farà lui stesso in Diario minimo con "Fenomenologia di Mike Bongiorno") o di Rita Pavone:
Alle sue prime apparizioni, Rita desta perplessità circa la sua età (ndr.19 anni all'epoca dello scritto), ma il personaggio Pavone oscilla tra i 13 e i 15(...) la Pavone appariva come la prima diva della canzone che non fosse donna, ma neppure bambina. La pubertà si faceva balletto. I turbamenti di una tempesta ghiandolare che solitamente hanno esiti segreti e sgraziati, diventavano in lei dichiarazione pubblica, gesto, teatro e si facevano stato di grazia. osì Rita Pavone, da Caso Clinico che poteva essere, è diventata Norma Ideale e si è stabilizzata come Mito.

U.Eco, Le canzoni della cattiva coscienza, Bompiani 1964 (prefazione).