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giovedì 16 settembre 2010

Modena e l'Italia del boom


Il 17 settembre 2010, presso l'ex ospedale Sant'Agostino, il Fotomuseo Giuseppe Panini inaugura Anni '60 Modena e l'Italia del boom, oltre 100 foto degli anni Sessanta: scatti che riflettono una stagione cruciale della storia d'Italia;
un decennio che fra tutti è forse il più presente nell'immaginario collettivo per la densità degli eventi.

La rassegna, realizzata dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena, a cura di Stefano Bulgarelli, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è allestita nei rinnovati locali dell'ex ospedale Sant'Agostino e sarà aperta al pubblico da venerdì 17 settembre a domenica 14 novembre, nell'ambito del festivalfilosofia, che avrà quest'anno per tema la fortuna; ed è proprio quest'ultima al centro di alcune sezioni della mostra. Tra le fotografie esposte, realizzate dai maggiori studi fotografici di Modena e attualmente custodite negli archivi del Fotomuseo Panini, sono anche presenti degli scatti realizzati dai fotografi Franco Vaccari, Franco Fontana e Beppe Zagaglia, oltre che da significativi fotoamatori modenesi attivi in quegli anni.
La mostra intende offrire uno spaccato della Modena negli anni Sessanta, caratterizzata prima di tutto dal boom economico, sempre più diffuso grazie all'aumento dell'industrializzazione, che significa occupazione e conseguente benessere alla portata di tutti. Elettrodomestici, automobili, televisioni, giradischi e libri tascabili, entrano definitivamente nelle case degli italiani e modificano gli stili di vita. È l'Italia che si sposta sulla nuova Autostrada del Sole, dei grandi esodi estivi e che davanti alla TV segue i fatti più tragici ed euforici del periodo, come l'uccisione di J. F. Kennedy e lo sbarco dell'uomo sulla Luna, che Modena vive da protagonista e in maniera partecipativa. Le fotografie esposte parlano di tutto questo, così come della nuova immagine che negli anni 60 si ritagliano i giovani, che diffondono la nuova moda, la musica beat (di cui la città emiliana è stata capitale grazie alla presenza di gruppi come i Nomadi e l'Equipe 84), fino alla volontà estrema di rompere col sistema anche attraverso il viaggio verso l'oriente. Sono sempre i giovani che organizzano cortei di protesta (per il diritto allo studio e per la fine di tutte le guerre, tra cui quella in Vietnam, che scotta di più) e che nel cosiddetto "autunno caldo" del 1969, marciano assieme agli operai, scesi nelle piazze e nelle strade per la difesa del posto di lavoro. L'aggregazione collettiva è visibile anche attraverso lo sport, tra cui spicca il calcio, che diviene sempre più un fenomeno di massa.
Ancora le fotografie testimoniano il modo in cui le istituzioni pubbliche locali si sono mosse per diffondere un innovativo welfare state, rivolto ai cittadini attraverso servizi e politiche sociali, al fine di creare le condizioni idonee all'incremento economico del territorio. In questo modo si spiega la nascita dei "villaggi artigiani", di scuole e istituti professionali che educavano giovani specializzati in ambito industriale e commerciale, dei quartieri popolari, delle biblioteche e della cultura in genere, anche attraverso l'arte contemporanea e i festival del libro economico, che diffondeva la lettura nelle case e nelle fabbriche.

Attraverso tutto ciò, si interpreta simbolicamente un'altra immagine drammatica del periodo: in quello stesso autunno 1966 che ha visto l'alluvione a Firenze, si allagarono le campagne modenesi, provocando un vasto numero di danni. Ancora, un richiamo ad un argomento tristemente attuale, al punto che le fotografie che si presentano rimandano immediatamente alle calamità naturali che in questi anni hanno colpito il Paese.
Fermare una calamità naturale così come creare delle condizioni sociali positive ai cittadini che a sua volta arginino le degenerazioni di protesta, ben esprime la particolarità del "caso Modena", offrendo un'interessante chiave di lettura della mostra che sarà realizzata nell'ambito del Festivalfilosofia di Modena avente come tema la fortuna, interpretabile in questo caso come una volontà ideale e pratica di allontanare pericoli prevedibili e non.

Assieme alle foto, alcuni oggetti simbolici del periodo consentiranno una maggiore penetrazione degli anni 60, oltre che rendere il percorso di mostra più eterogeneo e coinvolgente.

Titolo
Anni '60
Modena e l'Italia del boom

Periodo
17 settembre - 14 novembre 2010

Sede
Ex Ospedale Sant'Agostino
Largo Porta Sant'Agostino 228, Modena
tel 335-1621739

Inaugurazione
17 settembre ore 19.30

Aperto
17 settembre ore 9-23
18 settembre ore 9-2
19 settembre ore 9-22
dal 21 settembre da martedì a domenica
ore 11-19
apertura strordinaria 1 novembre ore 11-19

Enti promotori
Fotomuseo Giuseppe Panini
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Cura
Stefano Bulgarelli

Ingresso
gratuito

Informazioni
Fotomuseo Panini
Via Giardini 160
41124 Modena
tel. +39 059 224418


info@fotomuseo.it www.fotomuseo.it

mercoledì 27 maggio 2009

La pop art



A un anno dalla scomparsa di Robert Rauschenberg, avvenuta il 12 maggio del 2008, la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a una delle più grandi forze creative dell'arte americana dagli anni '50 con la mostra Robert Rauschenberg: Gluts (30 maggio - 20 settembre, 2009) a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate. Con circa quaranta lavori, l'esposizione presenta un corpus di opere in metallo, poco conosciute dal grande pubblico, provenienti dal Rauschenberg Estate nonché da istituzioni e collezioni private americane e non solo. Incline al riciclo, Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986-89 e 1991-95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.

Sia la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York che la città di Venezia hanno avuto un ruolo significativo nella carriera di Rauschenberg, che ha stabilito con entrambe una relazione del tutto particolare.

Già nel 1961 il Museo Solomon R. Guggenheim espose le sue opere in due mostre. Poco più tardi, nel 1963, Lawrence Alloway, allora curatore del museo, organizzò la mostra Six Painters and the Object che comprendeva sei lavori dell'artista texano, e nel 1992 il Guggenheim Museum SoHo presentò Robert Rauschenberg: The Early 1950s, curata da Walter Hopps della Menil Collection di Houston, Texas. Infine nel triennio 1997-99 il Solomon R. Guggenheim sotto la direzione di Thomas Krens, allestì quella che, tutt'oggi, rimane la maggior retrospettiva dedicata alla sua carriera Robert Rauschenberg: A Retrospective, in ben tre sedi della città di New York. L'esposizione venne curata da Hopps e da Susan Davidson, co-curatrice della mostra oggi alla Collezione Peggy Guggenheim, e venne poi esposta a Houston, a Colonia e al Guggenheim Museum di Bilbao. Il catalogo che l'accompagnava è ormai considerato un volume di riferimento per l'opera dell'artista, e fu in quell'occasione che la Fondazione Guggenheim e il Guggenheim Museum di Bilbao acquistarono un'opera monumentale del primo Rauschenberg, Barge (1962-63), il suo più grande dipinto serigrafato. Nel 1964 Rauschenberg vince il Gran Premio di Pittura della 32° Biennale di Venezia, affermandosi così definitivamente a livello internazionale, e portando al centro della scena artistica, la rivalità tra New York e Parigi quali centri nevralgici delle arti visive. Aggiudicandosi il Gran Premio a soli trentotto anni pose fine a una lunga serie di premi assegnati ai maestri europei della generazione del periodo pre-bellico.

Alan Solomon, commissario del Padiglione Americano, portò a Venezia i suoi Combines più rappresentativi come Factum I e II (entrambi del 1957), Bed (1958), Canyon (1959), Winter Pool (1959), e Third Time Painting (1961). Nel 1975 Rauschenberg torna a Venezia per una mostra di un mese a Cà Pesaro, il Museo civico d'arte moderna, dove vengono presentate opere come Cardboards (1971-72), Early Egyptians (1973-74), Hoarfrosts (1974-75), Jammers (1975-76). Nel 1996 viene poi invitato a esporre tre gruppi di opere sull'Isola di San Lazzaro degli Armeni, inclusa una sua collaborazione con Darryl Pottorf (Quattro mani, 1996). Tredici anni dopo, Robert Rauschenberg: Gluts rappresenta la sua quarta mostra in città e il suo primo omaggio postumo.

Susan Davidson, Senior Curator for Collections & Exhibitions del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni '80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull'esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l'artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale. Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts. L'ispirazione nasce da una visita a Houston in occasione della mostra Robert Rauschenberg, Work from Four Series: A Sesquicentennial Exhibition, realizzata presso il Contemporary Arts Museum. A metà degli anni '80 l'economia del Texas si ritrova nel bel mezzo di una recessione dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero. Rauschenberg prende nota della devastazione economica della regione raccogliendo insegne di distributori di benzina, pezzi di automobili abbandonate e altri rifiuti industriali dannosi per l'ambiente. Al suo ritorno nello studio di Captiva, in Florida, Rauschenberg trasforma i detriti raccolti in altorilievi e sculture che ricordano i suoi primi Combines. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: "E' il momento dell'eccesso, l'avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine [.] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l'esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità". Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. "Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile."

L'esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in italiano e inglese, edito da Guggenheim Publications. Il volume include una rilettura del lavoro dell'artista come scultore, scritto dalla nota pittrice e autrice Mimi Thompson, un'introduzione di Susan Davidson, che prende in esame lo sviluppo stilistico dei Gluts, un saggio della coreografa Trisha Brown che racconta di come Rauschenberg la salvò quando, in Italia, le sue scene andarono perdute e poi trasformate nei Gluts napoletani, e infine una storia illustrata delle esposizioni.

La mostra gode del sostegno della Regione del Veneto e delle Intrapresae Collezione Guggenheim, ed è resa possibile grazie a Art Forum Würth Capena, Aperol, Hangar Design Group. Radio Italia e Corriere della Sera sono media partners dell'esposizione.



Robert Rauschenberg: Gluts
Fino al 20 settembre 2009
orario d'apertura: 10.00-18.00; chiuso il martedì
ingresso: euro 12; euro 10 senior oltre i 65 anni; euro 7 studenti; gratuito 0-10 anni
info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it
Ufficio stampa: tel. 041. 2405 404/415 -
press@guggenheim-venice.it

Immagine:Robert Rauschenberg, West-Ho Glut, 1986. Metallo assemblato 208,3 x 162,6 x 26,7 cm. Collezione Terrae Motus, Palazzo Reale, Caserta
© Estate of Robert Rauschenberg / licensed by VAGA, New York, NY / SIAE 2009