martedì 30 giugno 2009

Cabaret

In Italia il cabaret conquista una relativa notorietà, anche televisiva, quando sbarca a Roma, ma il suo luogo d'origine è Milano con locali famosi come il Santa Tecla, il Derby, il Nebbia club dove passarono, coi loro testi più irriverenti, Gaber, Jannacci; Maria Monti, Paolo Poli, Valter Valdi, Cochi e Renato e i Gufi:

* Roberto Brivio (Milano, 1938) - Chitarra,fisarmonica e voce.
* Gianni Magni (Milano, 1941 - Milano, 1992) - Voce.
* Lino Patruno (Crotone, 1935) - Chitarra, banjo, contrabbasso, voce.
* Nanni Svampa (Milano, 28 febbraio 1938) - Chitarra, pianoforte e voce.

Ovviamente la censura tagliava senza pietà e bisognerà aspettare il 1975 per vedere riconosciuto al genere la dignità di "spettacolo teatrale" esente da censura fin dal 1962 (Dario Fo, docet).

Hippy

Riportiamo integralmente l'introduzione alla voce omonima di Wikipedia (link del titolo, che ci sembra calzante:

La cultura Hippy (scritto anche Hippie) era in origine un movimento giovanile che ha avuto inizio negli Stati Uniti nel corso degli anni sessanta e si è diffuso in tutto il mondo. La parola Hippy deriva dal temine hipster, ed era stato inizialmente utilizzato per descrivere i beatnik che si erano trasferiti nel distretto di Haight-Ashbury di San Francisco. Queste persone avevano ereditato i valori controculturali della Beat generation, e avevano creato proprie comunità che ascoltavano rock psichedelico e abbracciavano la rivoluzione sessuale e l'uso di stupefacenti come gli allucinogeni LSD e la cannabis, al fine di esplorare stati della coscienza alternativi.

Secondo La Concord Desk Enciclopedya di Time il termine deriva da Youth International Pary (YIP).

Nel 1967 lo Human Be-In, un raduno giovanile tenutosi a San Francisco, rese popolare la cultura hippie, preparando il terreno per la leggendaria Summer of Love, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e il Festival di Woodstock nel 1969, sulla costa est. La rivoluzione si espanse a macchia d'olio per tutto il globo, facendo creare in quasi ogni nazione una propria versione del movimento controculturale; in Messico, gli jipitecas dettero origine a La Onda Chicana e si riunirono a "Avàndaro", mentre in Nuova Zelanda, nomadi housetruckers praticarono stili di vita alternativi e promossero il culto dell'energia sostenibile di Nambassa. Nel Regno Unito, gruppi nomadi uniti nelle "carovane di pace" facevano pellegrinaggi estivi ai festival di musica libera a Stonehenge.

La moda e i valori hippy hanno avuto un notevole impatto sulla cultura, influenzando musica popolare, la televisione, il cinema, la letteratura, e l'arte. Dal 1960 molti aspetti della cultura hippy sono diventati di comune dominio. La diversità culturale e religiosa abbracciata dagli hippy ha guadagnato un'ampia accoglienza, e la filosofia orientale e l'elemento spirituale hanno raggiunto un vasto pubblico. L'eredità hippy può essere osservata nella cultura contemporanea in una miriade di forme - dalla salute alimentare, ai festival di musica, ai costumi sessuali contemporanei - ed ha influenzato anche la rivoluzione del cyberspazio.


L'industria della moda, della musica, del cinema, dell'arte diffuse commercializzandole le idee del movimento e ne decretò la fine.

Bibliografia: Fernanda Pivano Beats, Hippye, Yippies, Bompiani 1972

Una disperata protesta


Alla vigilia del festival (gennaio 1967) vari amici, tra cui Nanni Ricordi e Michele Maisano, cercano di dissuaderlo: ma Tenco è ormai in gioco. Forse non sa come fare; forse un po', in fondo, ci tiene. Sta di fatto che Fegatelli riporta una sua dichiarazione che lo stesso biografo definisce come una sorta di testamento, e che è comunque l'espressione dei suoi sentimenti: "Io ho sempre imboccato la strada sbagliata. Sbagliai quando mi illusi di diventare ingegnere e a casa mia non c'era una lira, sbagliai quando mi misi a scrivere canzoni e quando mi illusi di fare un mestiere. Ho sbagliato pure adesso a venire a Sanremo, anche se mi ci hanno voluto loro, perché io non ho fatto una mossa per venirci, e magari non ci fossi venuto mai".
Luigi prende alloggio all'Hotel Savoy di Sanremo (l'albergo oggi non esiste più, è stato chiuso una ventina d'anni fa). Occupa la camera 219, nella dependence, una stanza collocata nel seminterrato... Era arrivato a Sanremo in treno, da Roma, via Milano (dove era giunto in aereo) e Genova. La sua auto, una Giulia verde, è rimasta a Roma. Tenco telefona alla Rca e prega qualcuno di portargliela a Sanremo, in modo da poter rientrare a casa, a Recco, al termine della manifestazione. L'auto viene portata a Sanremo dal discografico Paolo Dossena che nota nel cruscotto dell'auto, una pistola. Le pistole( perchè a dire la verità Luigi ne acquistò due, una Walther Ppk e un'Astra ) erano state acquistate dallo stesso Tenco nel novembre '66 per difesa personale: Luigi aveva confidato al fratello Valentino di aver subito delle minacce di morte e infatti DUE GIORNI PRIMA DI MORIRE anche a Paolo Dossena che gli chiede conto della pistola ritrovata da lui nel cruscotto Luigi confermerà: "Mi hanno minacciato di morte e con questa mi sento piu' sicuro".
"La vigilia del festival scorre tra i consueti rituali. Raffiche di fotografie scattate qua e là accanto alla celebre partner, interviste. Quattro chiacchiere con gli ammiratori e qualche autografo" [Par. p. 138]. Ma alla sera, quando arriva il suo turno, Mike Buongiorno deve spingerlo in scena. Prima di mettere piede sul palco Luigi dice a Mike Bongiorno: "Vado fuori, canto e poi ho chiuso con la musica leggera", frase compresa erroneamente da tutti perchè Luigi non si stava riferendo al suicidio ma AL RITIRO DALLE SCENE MUSICALI !!!
Ciao amore ciao si classifica al dodicesimo posto, con soli 38 voti dei 900 disponibili. Il verdetto potrebbe essere neutralizzato dalla commissione di ripescaggio presieduta dal giornalista Ugo Zatterin, direttore del Radiocorriere Tv, il quale, forte della sua posizione, spinge per La rivoluzione, uno squallido brano interpretato da Gianni Pettenati. Il giornalista Lello Bersani e il regista Lino Procacci, membri della commissione, si dimettono indignati.

Prima di morire Luigi scrive il celebre biglietto, che poi verrà letto come un duro atto d'accusa contro la spietata macchina del festival" [Par. pp., 146-147] anche se ULTIMAMENTE sono stati "intercettati" su quel foglio DEI CALCHI DI PAROLA che ci fanno comprendere "con ritardo" ma meglio tardi che mai che quella lettera spacciata per lettera d'addio, in verità era l'ultima pagina di una lettera di denuncia dove Luigi Tenco oltre a denunciare le combines del festival ( pagine precedenti mancanti ), annunciava il suo ritiro dalle scene musicali NON PERCHE' STANCO DELLA VITA ( TUTT'ALTRO ) ma come atto di protesta.Ecco il testo:

Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente 5 anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno.
Ciao. Luigi.

giovedì 25 giugno 2009

Transatlantici



Il famoso architetto Gio Ponti sottolinea in un suo scritto che “una nave italiana è un pezzo d’Italia, essa deve rappresentare gli aspetti superiori di maggior prestigio del gusto, della cultura, delle arti, dell’artigianato italiano” e che “il turista deve imparare l’Italia sulla nave…”

Augustus e Giulio Cesare, Andrea Doria, Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci caratterizzano il dopoguerra con la loro esemplare carica di innovazione tecnica, ma anche di stile e di gusto.

Nel solco di questa tendenza, la Michelangelo e la Raffaello, ormai alla metà degli anni sessanta, ripropongono una vetrina del design e dell’arte italiana contemporanea.



Seppur gemelle anche nella suddivisione degli spazi abitativi, l’allestimento degli ambienti, affidato a distinti gruppi di architetti, conferì a ciascuna un proprio carattere.

Delle due, la Michelangelo era quella che più guardava alle navi precedenti anche perché l’allestimento era stato affidato ad architetti che avevano già operato sulla Cristoforo Colombo e sulla Leonardo da Vinci (Pulitzer, Luccichenti, Monaco e Zoncada solo per citarne alcuni). Ed anche se questa convenzionalità ha fatto storcere il naso ad alcuni critici di allora, non possiamo tralasciare alcuni ambienti veramente degni di nota come il grande complesso dei saloni di prima classe caratterizzati dalla mano inconfondibile di Nino Zoncada.

Sulla Raffaello l’allestimento degli ambienti, molto più avveniristico rispetto alle convenzionalità della gemella, è affidato prevalentemente ad architetti triestini e romani alcuni dei quali esordienti nel settore degli allestimenti navali (come Michele Busiri Vici).

Sul ponte Vestiboli si trovano alcuni ambienti che illustrano molto bene il carattere inedito delle soluzioni formali e compositive adottate sulla Raffaello: il luminoso vestibolo di prima classe ed il contiguo salone da pranzo.



Senza la pedanteria e monotonia di una collezione o di una mostra, gli artisti e gli architetti inserirono ovunque opere d’arte. Nei vestiboli, lungo gli scaloni, nei saloni oppure nei ristoranti finanche nei corridoi e nelle cabine di lusso trovano dimora le opere dei più importanti artisti italiani del momento come Capogrossi, Ridolfi, Turcato, Spacal, Severini, Fiume, Mascherini ed il genovese Luzzati.

Questi sono soltanto alcuni dei grandi nomi che realizzarono opere d’arte per le “supergemelle del mare” e che possiamo ritrovare elencati sui cataloghi dei più importanti musei e rassegne d’arte italiane ed internazionali.

Per il passeggero che godeva della visione di una così vasta e qualificata serie di dipinti, sculture ed elementi decorativi, il viaggio su uno di questi transatlantici poteva essere paragonato alla stregua di un viaggio virtuale in Italia.


fonte:http://www.michelangelo-raffaello.com/italian_site/it/it.htm

lunedì 22 giugno 2009

Avere o essere?



Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie. Convive nella "mansarda di Piazza Vittorio" insieme a Cristiana, la "bella tra le belle" dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
"Mister mezzo miliardo". Così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l'ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi era impensabile. Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, il loro "calimero" (soprannome che non ha mai amato) per via dei capelli lunghi e dei basettoni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il '68.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli. Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino, e ride se la risposta è che non lo conoscono, non avrebbe potuto rinnegare il suo ego e rifiuta la convocazione.

domenica 21 giugno 2009

Rivolte, rivoluzioni, colpi di stato

Il 1967 è un anno decisamente agitato sullo scacchiere internazionale: sotto la presidenza Johnson (che incontra il Papa per Natale) continuano i bombardamenti sul Vietnam del Nord; a giugno in 6 giorni Moshe Dayan sconfigge l'Egitto e occupa la Palestina; in Grecia un colpo di stato porta al potere i colonnelli (ci rimarranno fino al 1974); anche in Italia si parla di tentato golpe ad opera del SIFAR comandato dal generale De Lorenzo;
il Biafra (regione della Nigeria) diventa tristemente famoso per le immagini dei civili morti di fame nel corso di una non ancora chiarita guerra di secessione/indipendenza; in Cina la rivoluzione culturale del presidente Mao sembra articolarsi in lotte di potere tra i vertici e la base del partito; muore il 7 ottobre, in Bolivia, Ernesto Guevara (argentino di nascita= Che) e con lui le speranze di una rivoluzione in America Latina.

Et moi, et moi, et moi di Jacques Dutronc



Settecento milioni di cinesi (1)
Ed io, ed io, ed io
Con la mia vita, la mia piccola casa
Il mio mal di testa, il mio mal di fegato
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Ottanta milioni di indonesiani (2)
Ed io, ed io, ed io
Con la mia macchina e il mio cane
Il suo Canigou quando abbaia
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Tre o quattrocento milioni di neri (3)
Ed io, ed io, ed io
Che vado ad abbronzarmi
(e) alla sauna a perdere peso
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Trecento milioni di sovietici (4)
Ed io, ed io, ed io
Con la mie manie e i miei tic
Nel mio piccolo letto di piume d'oca
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Cinquanta milioni di persone imperfette (5)
Ed io, ed io, ed io
Che guardo Catherine Langeais
sul televisore di casa
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Novecento milioni muoiono di fame (6)
Ed io, ed io, ed io
Con la mia dieta vegetariana
E tutto il whisky che mando giù
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Cinquecento milioni di sudamericani (7)
Ed io, ed io, ed io
Sono nudo nel mio bagno
Con una ragazza che mi pulisce
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Cinquanta milioni di vietnamiti (8)
Ed io, ed io, ed io
Domenica, nella caccia ai conigli
Con il mio fucile, io sono il re
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Cinquecento miliardi di piccoli marziani (9)
Ed io, ed io, ed io
Come uno stupido di parigino
Aspetto il mio stipendio a fine mese
Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Più ci penso e più non ci faccio caso
E’ la vita, è la vita

Populorum progressio

Il 26 marzo 1967, Paolo VI pubblica l'enciclica "sociale" in cui denuncia le disparità economiche lasciate dal colonialismo e indica la
Visione cristiana dello sviluppo

14. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev'essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo. Com'è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: «noi non accettiamo di separare l'economico dall'umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l'uomo, ogni uomo, ogni gruppo d'uomini, fino a comprendere l'umanità intera...19. Avere di più, per i popoli come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo. Ogni crescita è ambivalente. Necessaria onde permettere all'uomo di essere più uomo, essa lo rinserra come in una prigione, quando diventa il bene supremo che impedisce di guardare oltre. Allora i cuori s'induriscono e gli spiriti si chiudono, gli uomini non s'incontrano più per amicizia, ma spinti dall'interesse, il quale ha buon giuoco nel metterli gli uni contro gli altri e nel disunirli. La ricerca esclusiva dell'avere diventa così un ostacolo alla crescita dell'essere e si oppone alla sua vera grandezza: per le nazioni come per le persone, l'avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale. ...È come dire che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell'utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l'attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali


Rimandando al link del titolo per il testo integrale, crediamo comunque di avere sottolineato a sufficienza la portata "rivoluzionaria" di questo testo, pienamente recepita all'epoca, ma poi rimasto lettera morta nei fatti: è di questi giorni la notizia che i morti per fame avrebbero raggiunto e superato il miliardo e la concentrazione delle ricchezze in sempre meno mani è l'esatto opposto di quanto auspicato nell'enciclica.