sabato 29 maggio 2010

La scuola facile

Uno dei luoghi comuni che circolano sul '68 è che abbia aperto la via alla scuola facile, prima di azzardare una valutazione, mi pare opportuno fare una valutazione, puramente quantitativa, basata su dati CENSIS, della composizione della popolazione scolastica negli anni '60.
Partiamo da una visione di insieme, analizzando la tavola dei flussi scolastici:


vediamo che i 950.000 alunni iscritti alla prima elementare nell'anno scolastico 1953/54, sono
rimasti 518.00 iscritti in prima media (il 54%); completano le medie, tre anni dopo, in 330.00 (il 63% di quanti le avevano iniziate) e si iscrivono alle superiori in 282.00 (circa 3 su 10).
Vale a dire che negli anni '50 si assisteva ad una forte selezione, alla quale si cercherà di rimediare con la istituzione della scuola media unica e la soppressione del c.d. avviamento professionale.
Nella tabella potete trovare anche la suddivisione per ordini di scuola in cui si distribuivano questi 282.000 iscritti, ma andiamo avanti e vediamo quanti sono rimasti 5 anni dopo i diplomati:
il 52%, praticamente dimezzati con le maggiori percentuali di abbandono negli Istituti Tecnici
Industriali.
Licei a parte, le altre scuole rilasciavano un titolo già professionalizzante ed ecco quindi l'anno scolastico successivo presentarsi come matricole all'Università in 119.800, una percentuale piuttosto alta circa l'80%, nella speranza di conseguire un titolo di studio superiore, favoriti anche dal fatto che, per i meno abbienti, c'era la possibilità del presalario, che, per i fuori sede, arrivava a L.500.000 (il costo della Fiat 500 di allora).
Se analizziamo le provenienze degli iscritti vediamo che la maggioranza proviene dal liceo classico, che poteva accedere (essendoci un esame serio) a tutte le facoltà universitarie; seguono i commerciali (che di solito si iscrivevano a economia e commercio); le magistrali, che col diploma quadriennale potevano accedere solo a Magistero); il liceo scientifico (che poteva accedere a tutte le facoltà, ad eccezione di Lettere); i geometri, che di solito si iscrivevano ad Ingegneria e i diplomati dei tecnici che sceglievano la facoltà a seconda della specializzazione conseguita.



Ecco quindi le distribuzioni reali dell'anno accademico 1966/67 (vi consigliamo di scaricare l'immagine ingrandita dal sito) delle matricole italiane; personalmente trovo abbastanza sorprendenti le elevate percentuali degli iscritti ad\Economia e commercio e Magistero, ma quest'ultima era una scelta obbligata per i maestri che volevano una laurea e ad economia si iscrivevano anche molti geometri.
Ed infine l'ultima tabella ci fornisce i valori assoluti dei laureati in corso, al termine del regolare
curriculum di 6 anni per medicina, 5 per ingegneria, 4 per le altre lauree



Concludendo, solo il 52% degli iscritti si è laureato nei tempi tecnici previsti e questi 62.300 laureati costituiscono il 6.5% degli iniziali 950.000 nati nell'immediato dopoguerra.

Quindi, visto che siamo arrivati al 1970, si deduce che la riforma dell'esame di maturità, introdotta in via sperimentale nel 1969 e che durerà fino agli anni '90, non aveva potuto ancora incidere nel limitare la selezione scolastica.

lunedì 17 maggio 2010

Le parole e le cose

Nel corso delle ricerche per scrivere questo blog, mi è capitato di cercare in Internet termini che io ricordavo, ma che la "rete" dimentica; il che ammonisce su quanto sia importante conservare la memoria e anche i libri e altro materiale cartaceo come fonte alternativa al web.
Ovviamente tali dimenticanze sono volute e vi cito alcune parole, invitandovi a compiere voi stessi una ricerca:

-presalario;
-scala mobile;
-statuto dei lavoratori;
-sistema sanitario nazionale.

Parole che segnano anche una conquista ottenuta dalla mobilitazione popolare degli anni sessanta e settanta e che "lorsignori" si stanno riprendendo con gli interessi ,dagli anni '80 in poi, regalandoci in cambio (come le perline agli amerindi) tanti bei gadget tecnologici.

Aggiungeteci anche l'abolizione di fatto delle pensioni e lo slittamento verso forme privatistiche di tutto quello che finora è stato pubblico (e gratuito) e considerate se sia tanto conveniente per noi europei il modello anglosassone.


Fahrenheit 451 è un film del 1966 diretto da François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo distopico di Ray Bradbury.



Incontreremo una gran quantità di persone sole e sofferenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi.

martedì 11 maggio 2010

Campanile sera



Il filmato originale verrà proiettato giovedì 13 maggio 2010 a 50 anni di distanza dalla storica trasmissione, ad Ospitale di Bondeno, in occasione della locale fiera.

Considerata la scarsa diffusione delle cineprese ed il loro costo all'epoca (le foto sotto si riferiscono ad un listino del 1969) bisogna complimentarsi con gli autori del filmato!



mercoledì 7 aprile 2010

Stranamore



Negli anni '60 (il film è del 1963), oltre alla guerra fredda erano gli anni degli esperimenti nucleari nell'atmosfera e ricordo personalmente una manifestazione studentesca quando io facevo la quarta ginnasio.

Quell'anno, il 1962, se ben ricordo, quando l'autista del servizio di piazza che ci portava a scuola si accorse del trambusto fece dietro front e riportò noi minorenni a Bondeno.
I giorni seguenti tutti gli assenti furono chiamati in presidenza e, nonostante la giustificazione della famiglia e dell'autista, chiamato a testimoniare, fummo sospesi tutti per tre giorni retroattivi, con obbligo di frequenza, e comunicazione pubblica dei nomi dei rei.
A tutti quel trimestre fu dato 7 in condotta il che, se fosse stato il terzo trimestre, avrebbe comportato il rinvio a ottobre in tutte le materie.

Questo dovrebbe far riflettere su cosa comportava in quegli anni una protesta che, negli anni successivi, divenne un fatto quasi quotidiano, ma anche che la soglia di attenzione ai problemi era più alta di adesso.

Non posso fare a meno di notare come la conferenza stampa congiunta del premio Nobel per la pace Barack Obama e della sessantottina Hillary Rodham Clinton, sulla decisione di impiegare, in particolari circostanze, bombe atomiche tattiche, sia praticamente passata sotto silenzio.

mercoledì 24 marzo 2010

A cosa serve la storia?

A cosa serve la storia? Come ex-docente, in possesso di regolare abilitazione all'insegnamento della medesima, direi alla conoscenza (Historia magistra vitae), come recitava e recita tuttora il motto sul frontone della mia scuola elementare:"Non scholae, sed vitae".

Dal momento che, in questo caso, il periodo studiato era anche un periodo che avevo vissuto, mi sono trovato subito nella necessità di sfrondare l'eccesso di documentazione e ho trovato subito inessenziale tutto quello comunemente usato per rimbecillire le folle: sport, spettacolo, cronaca nera e rosa e, ovviamente, propaganda e pubblicità.

Inevitabile notare che sono esattamente le cose che riempiono la vita della gente, unite ad un lavoro alienante che ti porta via ogni energia, lasciandoti addormentato in poltrona la sera davanti alla TV.

Gli anni '60 sono appunto come la "cartina al tornasole" di tutto questo; si cominciava ad avere quello che è necessario: cibo tutti i giorni, una casa calda coi servizi igienici, i primi elettrodomestici (per liberare da tempo e fatica specialmente la donna) automobile (senza il traffico e le limitazioni di oggi ) e meccanica per liberare dal lavoro manuale (ma non da quello ripetitivo).

Si dirà che TV, giornali spettacolo confondevano anche allora la vita, però, un po' perché si dava loro meno importanza, un po' perché a scuola si insegnava ancora a pensare con la propria testa e (nonostante Guy Debord nel suo "La società dello spettacolo" avesse già previsto tutto) c'era una minore omologazione e rassegnazione.

Per questo nel mio blog ho cercato di sottolineare solo i momenti alti, le individualità, le innovazioni al contrario di altri blog sullo stesso periodo che sono un ricordo selettivo di tutte le sciocchezze rese importanti solo dall'essere associate alla propria gioventù.

lunedì 15 marzo 2010

Underground comics


Il nome di Gilbert Shelton è ormai sinonimo della controcultura americana di fine anni ’60: Phineas, Freewheelin' Franklin e Fat Freddy (per non parlare del gatto) sono ormai icone dell’immaginario un po’ fumé dell’epoca. Shelton ha creato i “Fabulous Furry Freak Brothers” nel 1969, facendosi notare per una ironia tra lo slapstick e il surrealismo, e per una cura del disegno non comune nel panorama del fumetto underground. I Freak Brothers hanno attraversato (quasi) indenni quaranta anni di storia, e stanno per tornare in grande stile grazie a un film di animazione in stop-motion che li vedrà di nuovo insieme. Attualmente Shelton vive a Parigi e lavora a “Not Quite Dead”, la storia di una rock band sulla strada di un improbabile successo.


Altro grande autore del genere è Robert Crumb , Filadelfia 1943-

Sua la copertina di Cheap Thrills, uno dei più noti album di Janis Joplin.

Nel 1962 si trasferisce a Cleveland e dal 1964 inizia ad avvicinarsi creativamente al vasto movimento del comix underground.

Nello stesso periodo sperimenta alcune sostanze stupefacenti tra cui l'acido (LSD) esperienza che gli lascerà ricordi contrastanti ed inizia a collaborare con la nota rivista di cultura radical newyorkese East Village Other.

Si trasferisce nel 1966 a San Francisco, punto focale per tutta la cultura underground occidentale, dove collabora con i maggiori cartoonist indipendenti (tra cui Rick Griffin, Spain Rodriguez, S. Clay Wilson e Victor Moscoso).

Con alcuni di loro nel 1967 crea Zap Comix una rivista a fumetti tascabile dove pubblicherà con regolarità le tavole dei suoi maggiori personaggi (tra cui: Fritz il gatto e Mr. Natural).

Collabora in parallelo a moltissime riviste underground, non solo americane (OZ, Gothic Blimp Works, Motor City, Yellow Dog, Actuel) e suo materiale a fumetti inizia ad essere pubblicato e tradotto in buona parte dei paesi occidentali (in Italia da Milano Libri, da Stampa Alternativa e da svariate riviste tra cui Linus, Fallo!, Re Nudo).

Nel 1969, per una storia pubblicata sul numero 4 di Zap, viene arrestato a New York City con l'imputazione di oscenità.

Nel 1970 vende i diritti per un film a cartoni animati dedicato a Fritz the Cat (che verrà animato da Ralph Bakshi) e che otterrà un successo internazionale.

Atualmente vive nel sud della Francia.

Sito ufficiale: http://www.crumbproducts.com/

lunedì 8 marzo 2010

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