Per chi si è formato negli anni '60, per chi è affezionato a quel periodo, per chi studia quel periodo.
mercoledì 29 dicembre 2010
martedì 30 novembre 2010
Rock Around the Screen
Dai Beatles agli Stones, passando per The Boss: ci sono i monumenti del rock sullo schermo del Cinema Lumière per la retrospettiva musicale Rock Around the Screen.
Primo appuntamento mercoledì 1° dicembre, alle ore 22.30 al Cinema Lumière, con The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, testimonianza delle prove e delle registrazioni effettuate da Bruce Springsteen tra il 1976 e il 1978 e che il regista Thom Zimmy ha appena presentato al Festival Internazionale del Film di Roma.
Secondo appuntamento giovedì 2 dicembre, questa volta alle ore 20.45, sempre al Cinema Lumière: una serata tutta speciale, dedicata ai Fab Four.
Una mostra di memorabilia nel foyer del Lumière, poi il concerto della tribute band The Shout, prima di passare alla visione di Nowhere Boy, viaggio a ritroso firmato da Sam Taylor Wood nella Liverpool del 1955, alla ricerca delle origini di John Lennon, e in uscita venerdì 3 dicembre, distribuito da 01 Distribution.
A presentare la serata di giovedì 2 dicembre, ci sarà un beatlesiano d’eccezione come Red Ronnie.
Lunedì 6 dicembre il testimone passa invece ai Rolling Stones (ore 22.30, Cinema Lumière): in programma Stones in Exile, nuovo documentario di Stephen Kijak sulla registrazione (in Costa Azzurra) dell’album Exile on Main Street.
Due pezzi d’epoca di marca beatlesiana invece per chiudere la rassegna, entrambi firmati da Richard Lester: giovedì 9 dicembre, alle ore 22.15, è in programma Come ho vinto la guerra – How I Won the War (1966), mentre venerdì 10 dicembre, alle ore 22.45, vedremo Tutti per uno – A Hard Day’s Night (1964).
Mercoledì 1° dicembre, ore 22.30, Cinema Lumière
THE PROMISE: THE MAKING OF DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN (USA/2010) di Thom Zimny (85’)
Reduce dal successo di Born to Run, Springsteen inizia a scrivere i testi di circa settanta canzoni. Un nuovo capolavoro è alle porte, Darkness on the Edge of Town. Nella convinzione di ricostruire un processo creativo irripetibile, il pluripremiato regista Thom Zimny, assembla le prove e la registrazione, tra il 1976 e il 1978, di uno degli album più importanti della storia della musica: raramente le immagini hanno testimoniato con tale schiettezza ed evidenza il lavoro di un artista così assorbito dalla propria musica.
In collaborazione con il Festival di Roma
Giovedì 2 dicembre, ore 20.45, Cinema Lumière
NOWHERE BOY (GB/2009) Sam Taylor Wood (96’)
Liverpool 1955: John Lennon è un quindicenne ribelle e intelligente, assetato di vita con una famiglia in cui abbondano i segreti e due donne in conflitto. L'inquieto adolescente si rifugia nel nuovo ed eccitante mondo del rock, dove il suo genio immaturo incontra la sua anima gemella in Paul McCartney. Ritratto di un'artista da giovane, biopic musicale di formazione con cui Sam Taylor Wood, al suo esordio nel lungometraggio, ricostruisce fedelmente il background emotivo e la genesi di un mito del Novecento.
Introduce Red Ronnie
A seguire esecuzione musicale di una Beatles Tribute Band
Dalle 19.30, nel foyer, mostra di ‘Memorabilia Beatles’
Lunedì 6 dicembre, ore 22.30, Cinema Lumière
STONES IN EXILE (USA-GB/2010) di Stephen Kijak (61’)
I Rolling Stones all’apice del successo devono abbandonare l’Inghilterra per motivi fiscali e si rifugiano in una villa sulla Côte d’Azur, dove avrà luogo la travagliata registrazione di uno degli album più belli e poco fortunati della loro produzione, Exile on Main Street. Il documentario ne ripercorre, attraverso materiale inedito, interviste ai protagonisti e a coloro che furono testimoni dell’evento, le tappe salienti. Per gli amanti del rock, un film da non perdere.
Versione originale sottotitoli italiani
Giovedì 9 dicembre, ore 22.15, Cinema Lumière
COME HO VINTO LA GUERRA (How I Won the War, GB/1966) di Richard Lester (109’)
La curiosità di John Lennon per il cinema lo indurrà a cimentarsi nella recitazione, nei panni di un giovane soldato della Seconda Guerra Mondiale che riesce a sovravvivere a molte avversità. Una riuscita commedia satirica antimilitarista, dal sapore surreale, firmata da Richard Lester, che prefigura l’attività di pacifista che di lì a poco Lennon intraprenderà insieme a Yoko Ono.
Venerdì 10 dicembre, ore 22.45, Cinema Lumière
TUTTI PER UNO (A Hard Day’s Night, GB/1964) di Richard Lester (87’)
Il film riflette la vitalità della swinging London e ironizza sul fenomeno della beatlemania: i Fab Four sono seguiti dalla mdp durante il movimentato trasferimento in treno da Liverpool a Londra, dove devono andare a registrare un concerto per la tv. Con grande disinvoltura Tutti per uno cambia registro, alternando uno stile semiserio a uno comico da slapstick comedy, adottando un taglio dal semi-documentaristico al musical. Nonostante l’eseguità del plot e il dialogo essenziale, vi è nella pellicola un equilibrio perfetto e un gusto cinéphile, denso di citazioni, dai fratelli Marx a Charles Chaplin.
giovedì 25 novembre 2010
Il primo premio si chiama Irene
Renzo Ragazzi:
il cinema a tutti i costi
a cura di Paolo Micalizzi
6-7 dicembre 2010
Sala Estense, Piazza Municipale, 14, Ferrara
Lunedì 6 dicembre
Ore 20.30 Presentazione del volume:
“Renzo Ragazzi: il cinema a tutti i costi”
Interventi di:
Paolo Micalizzi, autore del volume
Massimo Maisto, Vice sindaco e assessore
alla Cultura
Rossella Ragazzi, figlia di Renzo Ragazzi
Ore 21.00 Proiezioni:
“Amarcord Ferrara 1940-1960:
Renzo Ragazzi” (48’)
“Mostar 1995; Macerie Paure Giochi”
(1995, 30’)
“Il primo premio si chiama Irene”
(1969, 97’)
Martedì 7 dicembre Ore 17.00
Intervento di Paolo Sturla
Ore 17.15 Proiezioni:
“Sulla antica via dei Re” (1978, 77’)
“Aereo e pittura” (1987, 26’)
“I mustri” (1960, 12’)
“Possessione Cantelli” (1962,12’)
Ore 20.30
Intervento di Massimo Sani
Ore 20.45 Proiezioni:
“Giuseppe di Vittorio - una vita di lotta”
(1987,53’)
“Anna giorno dopo giorno” (telefilm, 45’)
“Un vescovo, una città: Salvatore Pappalardo”
(1984, 40’)
“Cesare Zavattini vivo” (1995, 30’)
Ingresso gratuito
martedì 26 ottobre 2010
Il gruppo '63
Il Gruppo '63 si riunì la prima volta, dal 3 all'8 ottobre del 1963, presso l'Hotel Zagarella a Solunto, a pochi chilometri da Palermo, dove giunsero una trentina di scrittori e critici la maggior parte proveniente dal Verri al quale si erano aggiunti altri intellettuali finora non appartenenti a nessun schieramento.
All'incontro di Palermo erano presenti anche alcuni scrittori provenienti da Officina e dal 'Menabò.
Parallelamente alle letture e alle discussioni sui testi del gruppo, si svolse al Teatro Biondo uno spettacolo costituito da brevi testi teatrali, messi in scena da Luigi Gozzi e Ken Dewey. Fra gli autori, Nanni Balestrini, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Alberto Gozzi, Germano Lombardi, Elio Pagliarani. Da ricordare l'interpretazione di due attrici che si sarebbero affermate negli anni seguenti, Piera Degli Esposti e Carmen Scarpitta....
Potete scaricare qui un ricordo di Umberto Eco
mercoledì 29 settembre 2010
Uomini e lavoro alla Olivetti
In un precedente post abbiamo parlato dell'utopia olivettiana; il link del titolo fornisce aggiornamenti sul triste epilogo della vicenda.
Il video è estratto da un intervento di Francesco Novara, collaboratore storico di Adriano Olivetti, invitato dall' Università di Bologna il 1° dicembre 2004 (Novara è morto nel gennaio 2008).
Anche alla edizione 2010 del festival della letteratura di Mantova si sono potute ascoltare le voci di molti dei protagonisti di quella irripetibile età.
A chi volesse saperne di più, suggeriamo:
Uomini e lavoro alla Olivetti, F.Novara e altri (a cura di), Euro. 25,60
Ordina da IBS Italia
giovedì 16 settembre 2010
Modena e l'Italia del boom
Il 17 settembre 2010, presso l'ex ospedale Sant'Agostino, il Fotomuseo Giuseppe Panini inaugura Anni '60 Modena e l'Italia del boom, oltre 100 foto degli anni Sessanta: scatti che riflettono una stagione cruciale della storia d'Italia;
un decennio che fra tutti è forse il più presente nell'immaginario collettivo per la densità degli eventi.
La rassegna, realizzata dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena, a cura di Stefano Bulgarelli, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è allestita nei rinnovati locali dell'ex ospedale Sant'Agostino e sarà aperta al pubblico da venerdì 17 settembre a domenica 14 novembre, nell'ambito del festivalfilosofia, che avrà quest'anno per tema la fortuna; ed è proprio quest'ultima al centro di alcune sezioni della mostra. Tra le fotografie esposte, realizzate dai maggiori studi fotografici di Modena e attualmente custodite negli archivi del Fotomuseo Panini, sono anche presenti degli scatti realizzati dai fotografi Franco Vaccari, Franco Fontana e Beppe Zagaglia, oltre che da significativi fotoamatori modenesi attivi in quegli anni.
La mostra intende offrire uno spaccato della Modena negli anni Sessanta, caratterizzata prima di tutto dal boom economico, sempre più diffuso grazie all'aumento dell'industrializzazione, che significa occupazione e conseguente benessere alla portata di tutti. Elettrodomestici, automobili, televisioni, giradischi e libri tascabili, entrano definitivamente nelle case degli italiani e modificano gli stili di vita. È l'Italia che si sposta sulla nuova Autostrada del Sole, dei grandi esodi estivi e che davanti alla TV segue i fatti più tragici ed euforici del periodo, come l'uccisione di J. F. Kennedy e lo sbarco dell'uomo sulla Luna, che Modena vive da protagonista e in maniera partecipativa. Le fotografie esposte parlano di tutto questo, così come della nuova immagine che negli anni 60 si ritagliano i giovani, che diffondono la nuova moda, la musica beat (di cui la città emiliana è stata capitale grazie alla presenza di gruppi come i Nomadi e l'Equipe 84), fino alla volontà estrema di rompere col sistema anche attraverso il viaggio verso l'oriente. Sono sempre i giovani che organizzano cortei di protesta (per il diritto allo studio e per la fine di tutte le guerre, tra cui quella in Vietnam, che scotta di più) e che nel cosiddetto "autunno caldo" del 1969, marciano assieme agli operai, scesi nelle piazze e nelle strade per la difesa del posto di lavoro. L'aggregazione collettiva è visibile anche attraverso lo sport, tra cui spicca il calcio, che diviene sempre più un fenomeno di massa.
Ancora le fotografie testimoniano il modo in cui le istituzioni pubbliche locali si sono mosse per diffondere un innovativo welfare state, rivolto ai cittadini attraverso servizi e politiche sociali, al fine di creare le condizioni idonee all'incremento economico del territorio. In questo modo si spiega la nascita dei "villaggi artigiani", di scuole e istituti professionali che educavano giovani specializzati in ambito industriale e commerciale, dei quartieri popolari, delle biblioteche e della cultura in genere, anche attraverso l'arte contemporanea e i festival del libro economico, che diffondeva la lettura nelle case e nelle fabbriche.
Attraverso tutto ciò, si interpreta simbolicamente un'altra immagine drammatica del periodo: in quello stesso autunno 1966 che ha visto l'alluvione a Firenze, si allagarono le campagne modenesi, provocando un vasto numero di danni. Ancora, un richiamo ad un argomento tristemente attuale, al punto che le fotografie che si presentano rimandano immediatamente alle calamità naturali che in questi anni hanno colpito il Paese.
Fermare una calamità naturale così come creare delle condizioni sociali positive ai cittadini che a sua volta arginino le degenerazioni di protesta, ben esprime la particolarità del "caso Modena", offrendo un'interessante chiave di lettura della mostra che sarà realizzata nell'ambito del Festivalfilosofia di Modena avente come tema la fortuna, interpretabile in questo caso come una volontà ideale e pratica di allontanare pericoli prevedibili e non.
Assieme alle foto, alcuni oggetti simbolici del periodo consentiranno una maggiore penetrazione degli anni 60, oltre che rendere il percorso di mostra più eterogeneo e coinvolgente.
Titolo
Anni '60
Modena e l'Italia del boom
Periodo
17 settembre - 14 novembre 2010
Sede
Ex Ospedale Sant'Agostino
Largo Porta Sant'Agostino 228, Modena
tel 335-1621739
Inaugurazione
17 settembre ore 19.30
Aperto
17 settembre ore 9-23
18 settembre ore 9-2
19 settembre ore 9-22
dal 21 settembre da martedì a domenica
ore 11-19
apertura strordinaria 1 novembre ore 11-19
Enti promotori
Fotomuseo Giuseppe Panini
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Cura
Stefano Bulgarelli
Ingresso
gratuito
Informazioni
Fotomuseo Panini
Via Giardini 160
41124 Modena
tel. +39 059 224418
info@fotomuseo.it www.fotomuseo.it
venerdì 27 agosto 2010
L'illusorietà del tempo libero

Milano,
Italia
1964
Sezione (introduttiva sul tema del tempo libero
per la XIII Triennale Progetto-. Architetti Associati
Nel 1964 Gregotti viene nominato responsabile della sezione introduttiva della XIII Triennale di Milano, che aveva come tema "Una critica all'Ecologia del Tempo Libero". L'allestimento curato da Gregotti era una sorta di "tempo scenico", che i visitatori potevano direttamente sperimentare lungo il percorso. Attraverso il contributo dei linguaggi pittorici, grafici, musicali e letteran, è stata organizzata una trama narrativa interpretabile a diversi livelli e sviluppata in più itinerari. Il primo ambiente, chiamato il "Terminal dell'esaltazione", pieno di colori e rumori, appariva come una sorta di paradiso artificiale dell'evasione. Il visitatore veniva bombardato da tutte le possibilità che l'industria del tempo libero può offrire (dagli annunci pubblicitarì ai viaggi, dai temi sportivi alle feste!. In seguito, si arrivava in una "camera di decompressione", che proponeva, invece, il reale "tempo vuoto", in uno squallido spazio nel quale cinque macchinette elettriche a forma di cubo offrivano al pubblico alcuni fogli con programmi di visita alternativi, ma solo illusoriamente, perché "falsi, come falso è lo stesso tempo libero". Si trattava di un tentativo di rappresentazione simbolica della vanità delle scelte dei soggetti di fronte all'offerta dei consumi. Le risposte delle piccole macchine erano assolutamente casuali, per cui indifferenti rispetto alle volontà dei soggetti. Nella "Sala dei Contenitori", poi, inondata dall'omaggio a Joyce realizzato da Luciano Serio, attraverso fughe di scale capovolte con specchi trasversali si annullava la chiarezza della percezione spaziale. Il fine, infatti, era quello di far percepire il senso di perdita del rapporto dimensionale con lo spazio, ulteriormente falsato dall'aspetto argenteo metallico delle pareti e del soffitto. Otto contenitori a forma di condotto a sezione quadrata sviluppavano altrettanti temi attraverso interventi pittorici, tra cui ad esempio Tecnica, Illusioni, Utopie e Integrazione. Il contenitore a quattro percorsi introduceva al cosiddetto "Corridoio delle Didascalie", centrato sui temi dell'attualità, che immetteva alla Sala del Caleidoscopio', ricavata nel salone d'ingresso della Triennale. A questo ultimo grande ambiente si accedeva da una porta triangolare alquanto originale. Si apriva così uno spazio piramidale, trasformato in sala per proiezioni cinematografiche. Le pareti erano state completamente rivestite di specchi su tutta l'altezza (più di dieci metri): le due testate si specchiavano luna nell'altra moltiplicando all'infinito la dimensione reale dello spazio, mentre le pareti laterali producevano l'illusione di trovarsi all'interno di uno spazio esagonale enorme, alto diciotto metri. Tutto ciò per dare un senso di immersione totale allo spettatore. Nella sala venivano trasmessi due film di nove minuti ciascuno, uno sul tema del lavoro e uno sul tempo libero, proiettati in contemporanea sul pavimento bianco e riflessi sei volte negli specchi. Lo spettacolo determinato dall'interferenza di immagini e suoni, insieme al continuo rispecchiarsi del visitatore sulle pareti, produce un effetto di coinvolgimento nell'azione scenica.
Una volta terminati i film, una colonna sonora e la proiezione di collage a colori riempivano lo spazio secondo ventiquattro combinazioni: "un modo per rappresentare la definitiva 'rottamazione' del tempo libero". Nel frattempo, una voce invitava a passare alle sale successive.
da "I maestri dell'architettura", Hachette editore