Agli inizi degli anni sessanta, l'Italia vantava alcuni poli di eccellenza scientifico-tecnologici che il mondo le invidiava in quattro settori strategici: informatico, petrolifero, nucleare, medico. Oggi, in pieno terzo millennio, è il fanalino di coda tra i paesi più sviluppati proprio per scarsità d'innovazione e ricerca. Perché? Un libro-inchiesta ricostruisce la storia di quattro casi emblematici del modello di sviluppo avviato e smantellato in quegli anni a tempo di record, evidenziando il filo rosso che li lega e che spiega perché ciascuna di quelle esperienze è fallita. Il caso Olivetti, il caso Mattei, il caso Ippolito e il caso Marotta, vale a dire nascita e morte della rivoluzione informatica che ha portato alla progettazione del primo pc e dei primi microprocessori del mondo; inizio e fine dell'autonomia energetica del paese, oltre che della competizione col monopolio angloamericano del petrolio; soppressione del Cnen, che ci aveva portato al terzo posto per produzione di energia elettrica di origine nucleare; decapitazione dell'Istituto superiore di sanità, che fece dell'Italia uno dei primi tre produttori di penicillina grazie anche all'invenzione del microscopio elettronico. Quattro incubatrici di un modello di sviluppo economico e sociale basato sulla ricerca scientifica, gettate alle ortiche tra le faide politiche interne e le pressioni e i sabotaggi internazionali in piena guerra fredda.
Il miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni Sessanta
Autore Pivato Marco
Prezzo su IBS
Sconto 15% € 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Dati 2011, VII-197 p., brossura
Editore Donzelli (collana Virgola)
Per chi si è formato negli anni '60, per chi è affezionato a quel periodo, per chi studia quel periodo.
domenica 13 novembre 2011
martedì 1 novembre 2011
Arte Povera
La mostra presentata al MAMbo, dal titolo Arte povera 1968, curata da Germano Celant e Gianfranco Maraniello, trae spunto da una delle prime esposizioni tenutasi proprio a Bologna nel ‘68 alla Galleria de’ Foscherari e offre una propria peculiare lettura delle origini dell’Arte povera e dello specifico filone legato all’editoria storica e attuale.
Vengono presentate al pubblico alcune delle opere esposte durante la mostra storica così come altre che testimoniano dell’attività svolta dagli artisti negli anni, cui si aggiunge una selezione di materiali editoriali concernente il movimento e i suoi contributi linguistici.
Il percorso espositivo prende avvio con uno spazio introduttivo dal titolo Gli artisti dell’Arte povera fotografati da Paolo Mussat Sartor, 1968 -1986 in cui è visibile una selezione di ritratti realizzati dal grande fotografo. Successivamente il visitatore accede all’imponente Sala delle Ciminiere, in cui sono esposti nella parte centrale e in quella sinistra lavori di Anselmo, Boetti, Calzolari, Fabro, Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Pascali, Paolini, Penone, Pistoletto, Prini e Zorio, tra cui alcuni già in mostra nel 1968 da de’ Foscherari.
Dal lato destro della sala si accede alla sezione Bologna 1968, specificamente dedicata alla mostra storica, con documenti originali e opere di Mario Ceroli, Alighiero Boetti e Gianni Piacentino. L’area successiva I libri secondo l’Arte povera 1966-1980, a cura di Giorgio Maffei e Corraini Edizioni è completamente dedicata all’editoria.
L’esposizione si conclude con il film documentario Arte povera (2000, durata 28’30”), a cura di Beatrice Merz e Sergio Ariotti, edito da Hopefulmonster. Per tutta la durata della mostra, il MAMbo ospita una serie di incontri legati agli specifici temi affrontati e volti a presentare i progetti editoriali che il museo ha dedicato ad alcuni esponenti dell’Arte povera.
Istituzione Galleria d'Arte Moderna
Comune di Bologna Via Don Minzoni, 14
40121 Bologna
http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-85/
24 settembre-26 dicembre 2011
Vengono presentate al pubblico alcune delle opere esposte durante la mostra storica così come altre che testimoniano dell’attività svolta dagli artisti negli anni, cui si aggiunge una selezione di materiali editoriali concernente il movimento e i suoi contributi linguistici.
Il percorso espositivo prende avvio con uno spazio introduttivo dal titolo Gli artisti dell’Arte povera fotografati da Paolo Mussat Sartor, 1968 -1986 in cui è visibile una selezione di ritratti realizzati dal grande fotografo. Successivamente il visitatore accede all’imponente Sala delle Ciminiere, in cui sono esposti nella parte centrale e in quella sinistra lavori di Anselmo, Boetti, Calzolari, Fabro, Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Pascali, Paolini, Penone, Pistoletto, Prini e Zorio, tra cui alcuni già in mostra nel 1968 da de’ Foscherari.
Dal lato destro della sala si accede alla sezione Bologna 1968, specificamente dedicata alla mostra storica, con documenti originali e opere di Mario Ceroli, Alighiero Boetti e Gianni Piacentino. L’area successiva I libri secondo l’Arte povera 1966-1980, a cura di Giorgio Maffei e Corraini Edizioni è completamente dedicata all’editoria.
L’esposizione si conclude con il film documentario Arte povera (2000, durata 28’30”), a cura di Beatrice Merz e Sergio Ariotti, edito da Hopefulmonster. Per tutta la durata della mostra, il MAMbo ospita una serie di incontri legati agli specifici temi affrontati e volti a presentare i progetti editoriali che il museo ha dedicato ad alcuni esponenti dell’Arte povera.
Istituzione Galleria d'Arte Moderna
Comune di Bologna Via Don Minzoni, 14
40121 Bologna
http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-85/
24 settembre-26 dicembre 2011
sabato 29 ottobre 2011
Hugo Pratt e il Sgt.Kirk
La carriera di Hugo Pratt è già di per sé un romanzo e vi invitiamo a ripercorrerne le tappe seguendo il link del titolo (da cui è tratto il brano seguente):
"La svolta importante nella carriera di Pratt avvenne però con l'incontro con Florenzo Ivaldi: era il 1967 e i due decisero di aprire una rivista, dal titolo Sgt.Kirk, dove pubblicare le storie argentine del cartoonist, alcuni classici americani e degli inediti. Sul primo numero della rivista, il primo inedito ad esordire fu proprio Una ballata del mare salato, la prima avventura di Corto Maltese, il più famoso ed importante personaggio di Pratt. La narrazione, come la maggior parte delle avventure del suo personaggio, rimanda la memoria ai grandi romanzi d'avventura di Conrad, Melville, Lewis, Cooper, Dumas, che tanto successo e tanta fama hanno avuto presso generazioni di lettori. Ma soprattutto a ispirare Pratt per questa storia fu uno scrittore oggi dimenticato, Henry De Vere Stacpoole, autore di Laguna Blu. Questa prima storia, autentica pietra miliare del fumetto, fu successivamente ristampata anche sulle pagine del Corriere dei Piccoli."
A Pratt sono state dedicate due grandi mostre proprio quest'anno: una a Parigi e una a Lugano, conclusasi il 2 ottobre, e Lucca gli ha dedicato un centro internazionale di studi.
mercoledì 26 ottobre 2011
Aggiornamenti
La pubblicazione sopracitata ci è stata segnalata da un lettore; questo ci dà l'opportunità di precisare che il blog (che già conta circa 130 articoli) è un'opera aperta ai contributi dei lettori e che anche gli articoli "vecchi" vengono aggiornati periodicamente proprio come ogni enciclopedia che si rispetti.
Come in tutti i blog è possibile abbonarsi per ricevere gli aggiornamenti via mail, in più è possibile consultare il sito di riferimento www.nostalgiadei60.net e scrivere all'autore raf@nostalgiadei60.net.
domenica 16 ottobre 2011
Quaderni piacentini
I «quaderni piacentini» hanno costituito un caso, abbastanza raro in Italia, di una rivista politi-co-culturale di sinistra, non legata ai partiti, correnti o gruppi, che per circa vent’anni fu il luogo naturale d’incontro e di dibattito della nuova sinistra, e che nel 1968-69 divenne strumento di elaborazione e diffusione delle idee del movimento studentesco.
La rivista nacque nel 1962, in pieno miracolo economico, mentre erano in corso grandi mutamenti nell’economia e nella società e cominciava ad affermarsi anche in Italia l’industria culturale. Sul suo indirizzo politico iniziale influirono le idee che in quel periodo si andavano dibattendo in piccoli gruppi marxisti di tendenza operaista: i «Quaderni rossi» di Raniero Panzieri, «classe operaia» di Mario Tronti e Alberto Asor Rosa, il gruppo cremonese che faceva capo a Danilo Montaldi. Franco Fortini, amico di Panieri e vicino ai «Quaderni rossi», fu più di ogni altri prodigo di consigli e di collaborazioni fin dalla primissima fase. Ma l’originalità, la spregiudicatezza e l’indipendenza della rivista furono merito esclusivo di Pergiorgio Bellocchio e Grazia Cherchi, i due giovani intellettuali piacentini che la inventarono e la gestirono.
I primi due fascicoli, ciclostilati, uscirono nel marzo e nell’aprile 1962: avevano rispettivamente 16 e 36 pagine, tiravano circa 250 copie e costavano 100 lire. Il numero 1 si presentava «a cura dei giovani della sinistra», mentre nel numero 1 bis Bellocchio compariva come direttore. I primi numeri si occupavano in parte anche dei problemi cittadini, ma l’impronta di novità e di freschezza era data dal tono anticonformista dei commenti sociali e di costume (nella rubrica «Il franco tiratore»), dalle recensioni e segnalazioni di libri, che erano spesso stroncature, e dalla rubrica «Libri da leggere e da non leggere», mantenuta fino al numero 36. Nei primi tre anni, benché la diffusione fosse fatta in prima persona dai redattori e da pochi amici, la rivista registrò una crescita costante: crebbe il numero di pagine, la tiratura e le vendite aumentarono progressivamente da 1.000 a 2.500 copie, fra i collaboratori comparvero Franco Fortini, Sergio Bologna, Giovanni Giudici, Goffredo Fofi, Giancarlo Majorino, Luciano Amodio, Edoarda Masi, Roberto Roversi, Mario Isnenghi, Alberto Asor Rosa. Un salto di qualità e di diffusione avvenne nel 1965, con i numeri 23-24 e 25: il primo conteneva Un colloquio con Ernesto De Martino di Cesare Cases, seguito da un commento di Fortini; il secondo, la densa rassegna di Renato Solmi, ricca di originali spunti teorici, su La nuova sinistra americana, che contribuì a immettere nella cultura della nuova sinistra un filone di idee e comportamenti politici praticamente sconosciuto. Con il numero 25 la diffusione aveva raggiunto le 3.000 copie. Il numero 28 (settembre 1966), che registrava l’ingresso nel comitato direttivo di Goffredo Fofi, da tempo assiduo collaboratore della rivista, pubblicò le Considerazioni sul materialismo di Sebastiano Timpanaro; nel numero 29 uscirono la Difesa del cretino di Fortini e un inedito di Panzieri; nel numero 30 le Note sulla rivoluzione culturale cinese di Edoarda Masi; il numero 31 (luglio 1967), quasi interamente dedicato a Imperialismo e rivoluzione in America Latina e redatto in collaborazione con i «Quaderni rossi» e «classe e stato», contribuì alla ulteriore diffusione della rivista, soprattutto fra i militanti del nascente movimento studentesco. I quattro fascicoli pubblicati nel 1968 (numeri 33-36) consacrarono il successo politico e commerciale della rivista: il numero 33, che conteneva fra l’altro Contro l’Università di Guido Viale, esaurì in pochi giorni le 8.000 copie di tiratura. I numeri successivi, e tutti quelli usciti nel 1969-70, ebbero una tiratura di 13.000 e una circolazione reale di oltre 10.000 copie, in gran parte fra i militanti del movimento studentesco. Gli abbonati arrivarono a 3.500.
La rivista, che aveva nel frattempo arricchito la parte più propriamente letteraria e culturale, offriva una vasta documentazione sui grandi eventi di politica internazionale, ma soprattutto materiali e analisi sulle lotte operaie e studentesche in Europa e in Italia, talora dissonanti e spesso critiche nei confronti della tendenza del movimento a frazionarsi e rinchiudersi in gruppi ideologici (basti ricordare, sul numero 34, Il dissenso e l’autorità di Fortini e, sul numero 38, Contro la falsa coscienza nel movimento studentesco di Ciafaloni e Dònolo). Il numero 43 (aprile 1971) formalizzò l’ingresso nel comitato direttivo di alcuni collaboratori abituali: Luca Baranelli, Bianca Beccalli, Francesco Ciafaloni, Carlo Dònolo, Edoarda Masi, Michele Salvati, Federico Stame; a questi in seguito si aggiunsero Giovanni Jervis e Alfonso Berardinelli.
Nonostante un’inversione di tendenza nelle vendite – fra 8.000 e 9.000 copie fino a tutto il 1976, circa 5.000 nel 1980 - «quaderni piacentini» continuò ad essere per tutti gli anni Settanta un punto di riferimento per militanti e quadri della sinistra. Le analisi e gli interventi di Ciafaloni, Salvati e Stame (per citare i commentatori più assidui) furono per molti un appuntamento e un termine di confronto. Nel 1980, con il numero 74 – pubblicato, come i due precedenti, dalle edizioni Gulliver di Milano con un raro quanto rilevante editoriale del direttore Bellocchio (Riflessioni ad alta voce su terrorismo e potere) – si chiuse la prima serie della rivista. Per dissensi sull’indirizzo politico e culturale erano frattanto usciti dal comitato direttivo la Masi e Ciafaloni; altri si dimisero nel 1980 ritenendo esaurito il ciclo vitale della rivista.
Una nuova serie di «quaderni piacentini» fu pubblicata dall’editore milanese Franco Angeli fra il 1981 e il 1984 (quindici numeri in tutto). Il comitato direttivo era inizialmente composto da Bianca Beccalli, Piergiorgio Bellocchio, Alfonso Berardinelli, Grazia Cherchi, Goffredo Fofi, Giovanni Jervis, Michele Salvati, Federico Stame. Nel 1983 si aggiunsero Gad Lerner, Franco Moretti, Roberto Moscati e Stefano Nespor.
mercoledì 21 settembre 2011
Poesia visiva
Nei primissimi anni sessanta numerosi artisti si interessano contemporaneamente alle potenzialità espressive della parola, accompagnata dall'immagine, dando vita a quel movimento artistico che verrà poi denominato poesia visiva. A Firenze, nel 1963 dall'incontro tra Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, nasce il Gruppo 70, al quale successivamente prenderanno parte anche Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori, seguiti da Mirella Bentivoglio, Giuseppe Chiari, Emilio Isgrò, Michele Perfetti e Sarenco.
I poeti visivi si rendono conto che sia la letteratura sia l'arte stavano utilizzando un linguaggio eccessivamente lontano da quello comune, decidono così per colmare questa distanza, di creare un moderno volgare, il cui lessico proviene dall'ambito della comunicazione di massa, cioè dai quotidiani, dai rotocalchi, dalla pubblicità e dai fumetti. Il fine è duplice: raggiungere un pubblico sempre più vasto, grazie all'alto grado di decifrabilità e allo stesso tempo esorcizzare il potere dei mass-media. La tecnica che risulta più congeniale per raggiungere questo risultato è il collage che permette, tramite il riutilizzo di testi e immagini provenienti dal mondo dell'informazione, un impatto immediato e forte. L'Italia non è l'unico scenario dove la ricerca artistica fra parola e immagine prende piede, anche se gli si può riconoscere una sorta di primato. In altri parti d'Europa infatti artisti come Julien Blaine, Jean Francois Bory, Hans Clavin, Alain Arias Misson, Paul De Vree sviluppano sperimentazioni simili, stabilendo rapporti di scambio e collaborazione con gli operatori italiani della poesia visiva. Sempre in Italia si sviluppa una particolare tendenza, denominata Nuova Scrittura, interessata a creare un rapporto tra letteratura e pittura. Il termine è coniato nel 1967 da Ugo Carrega uno dei fondatori del gruppo.
In mostra a Bologna dal 21 settembre 2011
In mostra a Bologna dal 21 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
Il folk del Greenwich Village
Carolyn Hester è una delle figure di punta del movimento folk esploso nei ’60 al Greenwich Village di New York. Sostenitrice del movimento per i Diritti Civili, la Hester è responsabile anche dell’esordio discografico di un Bob Dylan appena diciannovenne, che la folk singer volle come chitarrista/armonicista sul suo primo disco per la Columbia. Tra i suoi album ricordiamo Carolyn Hester, At town hall, Magazine, Warriors at rainbow, Texas songbird. Sul palco di Festivaletteratura, accompagnata dalle figlie Amy e Karla, la Hester terrà un concerto durante il quale riproporrà materiale del periodo d’oro del Greeenwich, nuove canzoni e alcuni brani di Dylan.
Carolyn Hester chitarra; Amy Blume basso; Karla Blume chitarra, piano.
Teatro Bibiena di Mantova alle 21.15 del 9 settembre 2011
Carolyn Hester chitarra; Amy Blume basso; Karla Blume chitarra, piano.
Teatro Bibiena di Mantova alle 21.15 del 9 settembre 2011
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